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Di quanto sono belle le cose all’uncinetto (soprattutto se non le devi fare tu)

Piove.

Ho appena fintio due riunioni in videocall.

Mangio finocchi e primo sale con le fette di mais.

Sono ampiamente indietro con lo studio.

 

Ma la ZiaG mi ha fatto un cache-coeur padzesko, quindi sono super contenta!

 

La costruzione.

Bho, non so dirvi una cippa: mica l’ho fatto io!

Però, posso dirvi che l’ho implorata di farmelo dopo che l’ho visto in versione bebè: era rosa antico e la zia l’aveva crochettato per una bimba di due anni…

Poi l’ha rifatto per un’altra bimba, questa volta di 7 anni. Il modello per la settenne tutto sommato, quasi mi andava.. e la Zia ha ceduto.

Trovare il cotone nero, in questo periodo di lockdown e chiusure delle mercerie, non è stato semplicissimo: la zia -giustamente, visto le esperienze passate- non si fida a comprare online.

 

Posso capirla: se già toccare con mano una stoffa è importante (al di là della composizione e del peso, ci sono materiali più o meno rigidi, o freschi, o stretch…), con il filato la cosa diventa fondamentale.

 

Comunque, a quanto ha detto la zia, rispetto al modello per la bimbetta delle elementari le modifiche sono state poche: per una volta, non crescere dalla quinta elementare mi è stato utile!

 

Sotto vedete anche due bellissime primulette sempre fatte a crochet: la zia le stava usando come “fiori finti” da mettere nei vasetti ma io ne ho fatto delle coloratissime spille.

 

Il libro del giorno.

Il libro di oggi è “La paura del cielo“, una raccolta firmata dall’autrice svizzera Fleur Jaeggy che ha come filo conduttore la linea sottile tra la follia e la normalità.

In tutti e 7 i racconti ritroviamo le stesse dinamiche sadiche e oppressive, lo stesso oscillare tra perversità e sadismo, la stessa cappa macabra data da una violenza (quasi) mai lasciata esplodere ma sempre covata, intuita.

 

“Giocarono ad essere felici. La felicità feriva come una lama ardente”.

 

Storie che si dipanano in scenari apparentemente, normali, borghesi, banali. Dove tutti, però, sono sempre schiacciati da un senso di morte incombente, dalla voglia ossessiva di un riscatto che non ci potrà mai essere.

Il pezzo del giorno

Se cerco di tradurre in musica i racconti di Fleur Jaeggy mi vengono in mente i Baustelle.

 

E i Baustelle ai Festivalbar -in piena estate, – a cantare di droga, suicidi, TSO sono la cosa più… improbabilmente grottesca del mondo.

 

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