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Indie Designer Interviews \ Le sarte che mi piacciono – Giorgia da “Småtsmåt”

Più volte, in questa serie delle IndieDesignerInterviews, ho parlato di “girl crush”.

Sai quando vedi una, magari anche solo in foto e dici “MannaggiaLaPupazza”? Tipo “Cavoli, che aura infinita di figaggine”?

Boom baby >>> GIORGIA is that one.

Non so: saranno i colori, saranno le foto, sarà la grafica: SmatSmat a me mette una gioia infinita!

E… volete sapere la parte migliore? Giorgia è così davvero. Ci fai due chiacchiere e il sole lo percepisci. Senti la voglia di fare qualcosa di diverso, l’energia, la passione.

Dai, non vi tengo oltre sulla corda: spazio alle chiacchiere!

 

 

Di come tutto è nato…

 

E: Ciao! Ci faresti una breve presentazione di te e del tuo blog?

G: Sono Giorgia, ho trentasei anni quasi trentasette, e vivo una doppia vita: cinque giorni alla settimana, dalle 9 alle 18 mi occupo di grafica e postproduzione video per la tv; il resto del tempo porto avanti SmåtSmåt, la mia piccola produzione di abbigliamento e accessori tessili e in stampa 3d, quest’ultima con l’aiuto del mio compagno.
Il blog: Sono un disastro! Ho un blog trascuratissimo che si chiama Sewing Is Punk, creato con l’idea di raccontare il cucito e il tessile con gli occhi di una non-tecnica come me: per usare un eufemismo, al momento è in stand-by, ma non demordo, riuscirò prima o poi a dedicarmi anche a lui!
Principalmente cerco di raccontare quello che faccio con SmåtSmåt su Facebook e soprattutto su Instagram, uno strumento che mi diverte molto.

 

 

Il cucito: molto più di una “passione”.

 

E: Da dove nasce la tua passione per il cucito? 
G: Ho scoperto relativamente tardi la passione per il cucito, mentre ho sempre avuto una grande fascinazione per la moda in generale: sono appassionata di arti visive e per me la moda rientra appieno in questa categoria.
Mia nonna materna e la mia bisnonna erano sarte professioniste, mia zia ha lavorato per molti anni per un atelier di alta moda: mi sono avvicinata al cucito quando purtroppo nessuna di loro poteva più darmi un insegnamento pratico ma in un certo senso tessuti, ago e filo mi sono sempre stati familiari. Anche mia mamma è appassionata di moda e non se la cava male alla macchina, probabilmente tutto questo da qualche parte doveva riuscire fuori.
Ho cominciato a cucire con continuità quattro anni fa in risposta a un momento un po’ complicato dal punto di vista personale e lavorativo. Avevo bisogno di una valvola di sfogo che mi impegnasse mani e cervello, aggiungi una certa nausea per il fast fashion e la voglia di provare a mettersi addosso qualcosa di più personale: il passo successivo è stato cercarmi un corso di sartoria di base per dare un ordine a quello che già sapevo per aver rubacchiato con gli occhi a mamma e nonna e per imparare il necessario per realizzare quello che mi interessava.

 

 

Da valvola di sfogo a stile di vita.

 

E: Sei autodidatta o hai fatto una scuola? Ricordi qual è stato il primo capo che hai realizzato?

G: Dopo il corso da Fabric Factory, una bella sartoria teatrale e cinetelevisiva di Roma, ho continuato a studiare per conto mio, interessandomi anche a tecniche di creazione patternless o con un approccio magari meno ortodosso ma che mi diverte molto.
Il primo capo “vero” realizzato da me – cartamodello compreso – è un abito anni 50 in denim leggero, con corpetto princess sagomato e doppiato e gonna e sottogonna a ruota: era il lavoro finale del corso, ancora lo metto e ne vado molto fiera!

 

 

Il processo creativo.

 

E: Qual è il processo che ti porta a creare? Parti dalla voglia di sperimentare una tecnica nuova, da un modello, da una stoffa…?
G: Ho una passione al limite del patologico per il wax – e so che condividiamo questo amore! Questo tessuto mi ha insegnato a indossare i colori e molto altro e mi ha permesso di conoscere una bellissima storia di contaminazione e multiculturalismo: posso dire che fino a ora è stato la mia principale spinta a realizzare capi di abbigliamento. Ogni tanto provo a staccarmene ma proprio non riesco.

E: Preferisci usare cartamodelli (nel caso: indie o di marchi famosi?) oppure disegnarli?
G: Quando ho voglia di realizzare per me qualcosa di più strutturato preferisco cercare tra i produttori indipendenti, in generale però preferisco disegnare da sola quello che faccio anche perché utilizzando tessuti così ricchi dal punto di vista visivo tendo a prediligere modelli molto semplici.

 

 

La situa e gli obiettivi futuri.

 

E: Quali pensi sia lo stato del “Mondo del Cucito” italiano?
G: Da quando ho iniziato a cucire ho trovato tante persone appassionate e davvero davvero interessanti che seguo con curiosità e ammirazione e sono felice anche in Italia stia crescendo il numero di chi prende (o riprende) in mano la macchina per cucire perché è un’attività non solo utile dal punto di vista pratico ma una vera forma di espressione personale che fa benissimo anche al cervello. Imparare a fare è imparare a pensare: non mi ricordo chi l’abbia detto, ma sono d’accordo!

E: Last but not least, quali sono i tuoi progetti futuri? Tra 10 anni, ti vedi sempre dietro alla macchina da cucire?
G: I progetti futuri sono sempre troppi e il tempo sempre troppo poco. Qualche tempo fa ho acquistato una macchina per la maglieria e la sto rimettendo in sesto ma per forza di cose è un progetto non proprio a brevissimo termine: mi piace la componente fisica del lavoro e il suo lato, in un certo senso, un po’ nerd. Ho anche ripreso in mano l’uncinetto e mi diverto molto.
Tra dieci anni non lo so cosa farò, ma sicuramente ci sarà una macchina per cucire di mezzo.

 

 

Ma doveeee?

RICAPITOLIAMO: se ormai siete Giorgia addicted, su Internet la scovate qui>>>

 

SEWING IS PUNK (e non avete idea di quanto io sia d’accordo con questa affermazione):

https://www.facebook.com/sewingispunk/

http://www.sewingispunk.com/wp/

 

SMATSMAT POP CLOTHING:

https://www.facebook.com/smatsmat3d/

http://www.smatsmat.com/

https://www.etsy.com/it/shop/SmatSmatShop

https://www.instagram.com/smatsmatpopclothing/

 

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