CREAZIONI - donna

L’importanza della geometria – o dell’elogio delle linee pulite.

Io sono quella che riordina, da sempre.

Perché Ordine è progresso, parafrasando un celebre motto.

Riordino le monetine, raddrizzo le sedie, sprimaccio i cuscini del divano. L’ordine è consolante: una piccola battaglia personale contro l’entropia, contro l’ineluttabilità del caso, contro.

 

La gonna.

Geometrie semplici, linee dritte, una stoffa facile da gestire, una creazione da indossare tutti i giorni.

La gonna svasata, a teli, al ginocchio: esiste qualcosa di più banale?

Ma è un peccato davvero così grave dirsi che, ogni tanto, anche il banale è bello?

E allora: a me ‘sta gonna piace. Che c’avrò messo due ore (stando larga larga) a farla ma… va’ te, come sta bene con tutto.

 

Le fotografie.

Marzia di Officina Photosensibile, ca va sans dire.

Che mi fa sembrare una rockstar anche dopo 50 ore di lavoro filate, inframmezzate da 3 di sonno.

Ukulele, Dr. Matens, polpacci e cicatrici in bella vista: sono io ma meglio… come mi vede lei, in pratica.

Set di questo shooting (oddio, che vergogna a chiamarlo così!) è il camerino della Latteria (ricordiamolo sempre: casuccia bella, insieme a Distilleria Molloy): che ha ospitato grandissimi artisti nazionali e internazionali, nottate di conti, di confessioni, di pianti, di abbracci , di festeggiamenti fino alle luci del mattino (neanche le prime… proprio afteroni fino a pranzo, in realtà). E tante, tante dormite.

Un posto che amo.

 

Il libro del giorno.

Un libro che parla di assenze.

Uhm, challenging.

Ma neanche troppo: scelgo “Sofia veste sempre di nero” di Paolo Cognetti.

La vita di Sofia è tutta una mancanza. Che lei cerca di riempire con altre mancanze.

Ma mancanza non è errore, intendiamoci bene.

Ok, Sofia sta sempre scomoda: in famiglia, in amore, con gli amici, nel paese in cui è cresciuta, in quello dov’è arrivata. Sta scomoda da sconosciuta come da famosa, da bambina come da adulta. Quella raccontata da Cognetti è una storia di profonde solitudini ma anche di un percorso per uscirne: una storia che l’enfer c’est les autres, in un certo senso, ma solo se lasciamo che sia così.

Altrimenti, il nero diventa semplicemente la somma di tutti gli altri colori: di emozioni vissute troppo a fondo, spesso difficili da districare, capire o interpretare. Di cose che hai in testa ma non sai fare uscire dalla bocca. Di relazioni sbilanciate (ma non è una cosa che succede sempre; che dobbiamo solo imparare ad accettare?).

Di vita a cui chiedi tanto, forse troppo. Ma se chiedi, alla fin fine, è perché sai che c’è la speranza di poter ottenere.

 

 

Il pezzo del giorno.

Rincorrere la perfezione è… rincorrere. Non vivere.

Che poi, di per sè, la perfezione è l’assenza: è una questione di mancanza, uno stato utopico.

Niccolò Fabi lo racconta in una manciata di canzoni: oggi scelgo questa.

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