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L’Ophelia di Millais o dell’uscire dalla comfort zone.

Che uno dei miei sogni fosse diventare una moderna Ophelia del caro Millais, era cosa arcinota.

Ophelia del caro Shakespeare, poi. Ma vabbè, mica s’offenderà, dai.

 

Non lo so neanche perché Ophelia mi sia sempre piaciuta così tanto. Suppongo la risposta sia di una banalità di qi quelle da vergognarsi: perché è un personaggio sfortunato.

Si innamora, casca malissimo, sciagure a profusione, impazzisce e si suicida.

 

O forse perché s’annega, che a me fa sempre tanto Virginia Woolf.

Più probabilmente ancora, perché le donne dei dipinti preraffaeliti sono sempre bellissime, dolorose e indomite: chiome selvagge, fiori sparpagliati, vestiti vaporosi e stazzonati… Un album de Le luci della centrale elettrica ma bello, insomma.

 

Invero, su questo shooting ho poco da dire: non ho cucito i vestiti, non ho fatto le foto… ho fatto un bagno nel lago un sabato pomeriggio.

Il resto è opera, come sempre, del talento di Marzia.

 

PS (SOLO PER MARZIA): Amicia, scusa le stelline a censurare le mie non-esattamente-floride grazie: per chi se la sente, sono per il free nipple sempre. Purtroppo, per quanto mi secchi rovinare le tue foto, nel mio caso vince la pudicizia.

 

Il libro del giorno

Vabbè, Amleto, obv.

 

Il pezzo del giorno

Gente, gioite: gli SPRANGA sono arrivati su Spotify!

Un piccolo passo per voi, una grande gioia per una bimba che ascoltava l’HC su Radio Onda d’Urto il giovedì sera alle Medie.

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