CREAZIONI - donna

Prima che sia troppo tardi. Sangallo, estate, fiocchetti.

Recentemente ho distrutto queti pantaloncini.

Non sono fatta per ‘ste cose che ti arrivano a casa già con i buchi, per questi vestiti che sembrano vecchi e sono da giovani.

Infatti, mica li avevo comprati: li avevo scambiati su Depop.

 

Le foto.

Le ho fatte io con l’autoscatto.

La sezione foto quindi, neanche serviva. Ma vabbè. Trovi un posto bello > metti la macchina > il cavalletto > l’autoscatto > fai 5-foto-5 > bella lì, frah.

Se guardi le foto di Marzia (AEIOUY. Hey, dovevo pur trovare un modo per linkarle tutte), c’è la stessa differenza che passa tra i graffiti che i bambini dell’asilo fanno con i pastelli a cera dietro le tende del soggiorno e Michelangelo che dipinge la Sistina.

 

La costruzione.

Di un amore / spezza le vene delle mani.

Invece, quella di un top di questo tipo è molto semplice. In particolare se -HEY, STIAMO PARLANDO DI ME!- non sei molto prosperosa.

Taglio a principessa (sul davanti. Il retro è normale con pinces in vita), sormonto di 3 cm per i bottoni (molto belli: lo so che non si vede ma hanno all’interno dei semini di non so che piante); spalline che fanno un fiocchettino.

Questo top era la brutta per un vestito che posterò la prossima settimana. Da lì, finiscono le cose cucite in quarantena. Contanto che ho ripreso la macchina da cucire in mano solo ieri… tornerà un lungo periodo di magra di post sul blog / su Instagram, mi sa.

Vabbè, sopravviverete.

 

Il libro del giorno.

Non ci ho pensato. Quindi, mi guardo  giro mentre sono sul divano in salotto con la copertina di pile sulle gambe e il pc appoggiato agli sgabelli-contenitori dell’Ikea (che quadretto edificante).

Non credo di aver mai parlato, in questa sede, della mia passione per i gialli scritti bene. Quelli letterari, raffinati, un po’ snob.

Scusate, sono una radical-chic semplice: innamorata di Pippo Civati e dei partiti che nn superano il 6%; uso prodotti bio; adoro lo zenzero; mangio le robe al pistacchio; leggo Simenon, Izzo e Fruttero&Lucentini.

Quindi, direi che oggi andiamo con “A che punto è la notte“: il racconto lungo di una Torino torbida e corrotta, degli angoli bui della borghesia buona, delle derive della mente che hanno la notte come unica custode e osservatrice. E a noi non resta che provare a capirne il percorso, sempre che ci sia.

 

Ma è così in tutte le cose. (…) Niente è più quello che sembra, niente sembra quello che è… La porta alla fine si apre, ma con una chiave sbagliata, o magari era una porta già aperta. Oppure la chiave giusta arruginisce, si spezza dentro la serratura.

 


Il pezzo del giorno.

STRA FACILE.

Se il romanzo di cui sopra è del 1979, Guccini nel 1983 scrive questa perla.

Per entrambi, il punto di partenza è lo stesso verso della Bibbia: “Shomèr ma mi-llailah?” (Isaia 21,11).

 

A me la Bibbia piace: l’ho sempre trovata una storia grandiosa. Ci sarebbe stato parecchio bisogno di editing, però vabbè, lo sai com’era, in quei tempi lì.

Comunque, il buon Isaia scrive del suo tormento, delle sue domande senza risposta. Di un Deserto-dei-Tartari-Buzzantiano che finisce -bontà sua- con un filo più speranza.

 

Oracolo sul deserto del mare.

Smarrito è il mio cuore, la costernazione mi invade; il crepuscolo tanto desiderato diventa il mio terrore.

Mi gridano da Seir: «Sentinella, a che punto è la notte?».

La sentinella risponde: «Vien la mattina, poi anche la notte. Se volete interrogare, interrogate pure; ritornate, venite».

 

Anche se, a veder bene, neppure Isaia dice che qualcuno risponderà. Ma la forza di continuare a farsi domande non è essa stessa un atto di ottimismo?

Nel dubbio, io vado a mangiare un cioccolatino e a bermi una tisana alla Liquirizia.

 

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