CREAZIONI - donna

Quando troppi fiori sono davvero troppi? Una combo di quasi primavera

“Troppo lungo; troppi fiori”.

Un amico ha bocciato così, in 4 parole, questo outfit che mi entusiasmava così tanto.

E io che volevo fare la modella di Orseund Iris povertà&brioscine edition.

🌈

[OFF TOPIC e chiarimenti – io qui continuo a parlare di cucito e cose leggere, ok? Sono altre le sedi in cui fare valutazioni o discutere dell’attualità: la “straordinarietà” della situazione che ci troviamo a vivere è palese e non penso sia necessario continuare a ribadirla. E’ uno scenario che nessuno di noi avrebbe mai pensato di vivere. Nei limiti suggeriti dal buon senso e imposti dalla legge, credo sia saggio tenere vivo un barlume di normalità. Mantenersi lucidi, continuare a lavorare, studiare, impegnarsi. Non sono la persona più ottimista dell’universo ma… daje regà.]

 

 

Il cartamodello.

Allora, signori: qui ci sono ben due cose diverse, in realtà.

  1. LA GONNELLINA A CAMPANINA – facile facile; cerniera sul lato; due riprese; un po’ svasata. Tipo la primissima roba che ti insegnano a cucire/disegnare;
  2. IL TOP che si rifà senza neanche una minima voglia di mascherarlo a questo qui.

Sulla gonna c’è ben poco da dire.

Il top è già più interessante, anche se la costruzione è evidente: si parte da un classico blocco con pinces centrali. Lo si taglia all’altezza del punto vita, non chiudendo i cunei ma arricciandoli. Ovviamente, per il retro la parte della riprese è stata eliminata in toto, mantenendo solo un allaccio al collo con un bottoncino e un’asolina esterna in elastico.

Intorno alla vita, un nastro in raso con fiocco chiude il tutto. E via: semplice, veloce, efficace.

 

Il libro del giorno.

Che, almeno, resta questa cosa che vi consiglio dei modi per passare il tempo.

Non allegri, quello no. Ma belli.

Dio di Illusioni è uno dei mie libri preferiti. Ok, è un tomone che può spaventare, come tutti quelli della Tartt ma è anche una storia che lascia senza fiato. La bellezza dolorosa di un’adolescenza che finalmente sembra trovare un incastro… e che poi, inevitabilmente, naufraga in una spirale di accadimenti sempre peggiori, sempre più neri e più melmosi.

Una storia che parla di quelle volte in cui ci siamo sentiti attratti dal lato oscuro delle cose e di come il male sia sempre banale.

In un certo modo, anche di quanto sia facile NON cadere nel tranello delle cose da non fare. Nel piccolo: tutti abbiamo fatto qualcosa di sbagliato e, nel farlo, nella testa ci risuonava quella musichetta da film di Dario Argento… In questo libro succede spesso lo stesso: nel leggerlo, vai avanti a macinare pagine su pagine maledicendo i protagonisti per quello che combinano, predicendo un finale chiaramente già delineato, ineluttabile.

La Tartt non ci sorprende, nel plot: è un romanzo fortemente americano, totalmente permeato dall’equilibrismo cristiano tra peccato e tentativo di espiazione. E’ giusto che i personaggi soffrano: lo sappiamo noi, lo sanno loro, lo sa l’autrice… ma questo non toglie niente alla grandezza di questa opera.

Se penso che il Pulitzer gliel’hanno dato per quella cacata de Il Cardellino, io mi arrabbio ancora.

 

Il pezzo del giorno.

You can kill a lot of time
If you really put your mind to it
Or leave it all behind
And never go through it.
What else can I do
Keep waiting for you.
Quindi, non dico altro. Ben lo dice meglio di come saprei.
(E Dario Argento può accompagnare solo).
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