CREAZIONI - donna

Sentirsi Polly Jean – di come una camicia bianca ti può salvare la settimana

Possiamo dirci ufficialmente che la parte più complicata del cucito è il report?

Senza fare nomi ma quella mini tesi di laurea che sto scrivendo per ********* per rendicontare i soldini spesi per un evento è quasi niente rispetto alla fatica della combo foto+blog. LOGGIUROH.

Però, siamo qui. Il diario virtuale c’è. I social pure. Pota, aggiorniamoli.

[SCRIPT/ ELABORATORE DI IMMAGINI/ VIGNETTALE TUTTE/ RIMPICCIOLISCILE TUTTE/ BELLALìFRAH. Il mio rapporto con Photoshop resta sempre un “Non mi piaci ma mi servi. Vedi di non crashare prima del tempo”].

Il cartamodello.

A quanto pare, tale casa di moda inglese ha fatto tale collezione ispirata al mio amato Peaky Blinders.

Ovviamente, solo cose da uomo. BRAVONI. APPLAUSONI. Avrei comprato tutto, se mi aveste messo online il guardaroba della zia Polly.

Animale guida, spirito affine, modello di vita: Polly, io voglio crescere con i tuoi zigomi e la tua attitudine ai ToyBoy(s).

Vabbè… ‘sta notizia, comunque, mi ha fatto venire voglia di una camicia alla PinkyBlinky, però un po’ da femmina. Raso, cartavelina, bottoni di madreperla vintage… Ed ecco dove siamo arrivati.

Potevo stirarla, prima di fare le foto? Forse. Polly Gray l’avrebbe stirata? Non credo.

I was not in the mood (cit.)

 

Il libro del giorno.

Avrebbe potuto essere Walden ma no, troppo comodo. Avrebbe potuto essere tante cose MA (ma io odio i ma, odio i se, odio i condizionali, i tentennamenti, le esitazioni di comodo, il tutelarsi sempre e comunque).

E allora, scelgo un momento di affetto e dolcezza.

Sylvia Plath è, da quando ero alle medie, una delle mie poetesse preferite. E’ una che non è mai stata maudit, checchè se ne dica: solo stanca.

Una ragazza bellissima, di grande talento ed enorme sensibilità: la sua figura mi ha sempre affascinato perché l’ho sempre trovata così lontana da me… Nelle foto la vedi sorridere delicata, bionda, longilinea e ne intuisci la fragilità, il bisogno di conferme, la necessità di trovare un riparo. Ma, al contempo, l’incapacità di chiederlo, di ammetterlo.

Quel conforto, quel sentirsi a casa, Sylvia li ha cercati a lungo senza mai trovarli, neanche nella sua scrittura che pure dà così tanto a noi (a me ha sempre dato tantissimo, dal primo verso di Lady Lazarus incrociato per caso).

Il libro del giorno, allora, è il suo “Tre Storie per Bambini“, una mini raccolta dei racconti che inventava per i figli: tra rime e personaggi da fiaba, un momento di respiro, una carezza domestica, delicata, intima.

Qualcosa lo scovate anche qui, letto per voi in quel contenitore meraviglioso che è Radio3Rai.

 

Il pezzo del giorno.

Massì, prima o poi le caricherò, le cose che suono su Instagram.

Però anche voi: le metto, ‘ste storie in evidenza. Più fatica di così non so se riesco.

Quindi, qui vi metto le versioni originali, che sono decisamente più belle delle mie stonature tentennanti.

Tipo questa:

Testo e tutto il resto, qui.

Lui bravissimo. Uno di quelli che, cribbio, ce ne vorrebbero.

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