CREAZIONI - donna

Wellcomebackanni90: la magliettina corta

Datti una domanda e fatti una risposta, diceva Ronnie in un sabato sera di mezza quarantena e di quasi male (semicit).

C’abbiamo provato:

“Con i pantaloni a vita alta stanno bene le robe corte”. Va’, pensavo pure sarebbe stato più difficile partorire una frase iconica.

Vabbè, nessuno ha detto che il tema dovevano essere le monadi Leibniziane o la seconda legge della Termodinamica, no?

 

Il cartamodello.

Posso essere sincera? Non l’ho disegnato.

Ho fatto direttamente sulla stoffa, come fanno quelli bravi in quel programma con Tan France e la Alexa Chung.

Solo che loro fanno i vestiti complicati e io una robina in lanetta stretch con un semplicissimo inserto.

Però bellina, dai. Su, siate gentili: c’abbiamo già tanti problemi… Almeno, facciamo che siamo incasinati ma con le tshirt carine.

Comunque, dicevamo: no cartamodello. Ho appoggiato un’altra maglietta sul tessuto e sono andata un po’ a occhio. L’inserto è fatto in pizzo bielastico (un avanzo di una bralette mai fotografata. Se ‘sta quarantena continua e io proseguo nel fare gli addominali e gli esercizi per il sedere, magari trovo il coraggio pure di fare le foto in mutante).  La manica ha un colmo volutamente alto e arricciato, anche se poi pure quello è stato fatto a braccio, quindi è tutto tranne che perfetto.

Per cucire ho utilizzato un punto triplo (per i meno avvezzi: quello delle mutande), in modo da mantenere l’elasticità ma di dare anche un po’ di consistenza ai bordi (anche se non si trattava di un materiale che demagliava).

 

Passiamo alle cose belle: le foto le ha fatte la mia Marzia nell’ascensore della Distilleria Molloy.

Un set che sa di vintage, di partenze, di melancolia. Non so, quella sera lì buttava così, che ci dobbiamo fare?

Non volevamo per forza raccontare una storia, più creare una suggestione. Se un minimo di narrativa ci dev’essere, però, è davvero il racconto di un addio, di un aut aut, della fatica del lasciare andare.

Il bello di Marzia è che… capisce quello che hai in testa e riesce a concretizzarlo in modo naturale. Io non sono brava a fare le foto. Non sono naturale, sono in imbarazzo. Mi riesce difficile fissare un’espressione, sulla mia faccia: sono abituata a fare un po’ il pagliaccio, o a mettermi al lavoro in modo totalizzante. Marzia, però, mi fa sentire così a mio agio che le cose escono da sé, senza sforzo. Continuo a dirlo: se ci riesce con me, figuratevi se dovesse farlo con voi.

 

Il libro del giorno.

Questa maglietta nasce dall’idea di qualcosa di vagamente gotico.

Gotico mi fa pensare a certi racconti di Poe. Ad un’inquietudine sottile ma profonda.

Che mi riporta a Black Mirror. Da lì, è un attimo arrivare a Kentuki.

Ultimamente, dall’Argentina stanno uscendo grandissime autrici e la Schweblin non fa eccezione. Una scrittura immaginifica ma asciutta -che si rifà sia all’immaginario magico latino americano che al reportage-, la non comune abilità nello scrivere tra le righe, una storia che cresce in un climax di vojeurismo: Kentuki ha tutte le caratteristiche per essere uno dei libri che resteranno, come una fotografia spietatamente nitida dei nostri giorni.

E’ un libro che mette ansia? Mh, no: non direi. E’ piuttosto uno di quelle che che ti incollano alla pagina e ti lasciano più domande che risposte.

Se La Fattoria degli Animali o Fahrenheit 451 ormai ci sembrano pura fantascienza (avevo messo anche 1984 ma poi mi sono detta che… no: 1984, effettivamente, resta attuale), Kentuki gioca sulla sottile linea rossa tra il romanzesco e il verosimile. Prima ho citato Black Mirror proprio perché, negli episodi più riusciti della serie, succede lo stesso: non è subito evidente cosa ci sia di sbagliato, cosa stia succedendo di pericoloso… Solo dopo un po’ – e mai in modo netto- emerge qualcosa di disturbante e fastidioso.

Oh, hey: vi ho messo di buon umore, vero? Ahhh, proprio quello che ci voleva, in questi giorni storti! (Scusate… torniamo tutti a leggere Zia Mame, cheèmmeglio).

 

Il pezzo del giorno.

Ho una passioncella, sin da adolescente, per le canzoni allegrotte che parlano di cose tristerrime.

Credo sia colpa del Vandals

Comunque, trovo che i Decemberist siano PURRRRRFETTI, con questa:

 

 

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